.RITORNO AI PRIMATI. (Medicina cinese, foresta Indo-Burma, CO2, COP21)

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.RITORNO AI PRIMATI. (Medicina cinese, foresta Indo-Burma, CO2, COP21)

Tu, se vuoi essere corridore irraggiungibile, devi bere sangue di tartaruga a corazza molle. Nell’ormai lontano novantatré del secolo da poco trascorso, nei Mondiali di atletica a Stoccarda, tre fondiste cinesi batterono le rivali, compiendo record nei mille e millecinquecento e tremila. Il preparatore atletico Ma Junren affermava che le sue atlete bevevano regolarmente sangue di tartaruga a corazza molle. Non è pura finzione o menzognera magia. Forse realmente, le tre sportive, bevevano sangue di tartaruga ogni mattina come miscuglio preparatorio al loro duro allenamento (si afferma che sotto l’ègida di Junren, tutte le atlete – allenava solo donne – si esercitassero per dieci ore consecutive, correndo per una quarantina di chilometri senza mai fermarsi, studiando la corsa di alcuni animali come antilope, cervo, emù, traendone spunti per i metodi di allenamento). Questa dimensione così grottescamente favolistica – le tartarughe sgozzate, un allenatore stregone, delle atlete invincibili – non ha molto da stupirci essendo una pratica tutt’ora in uso nella medicina tradizionale cinese (in gergo: la MTC). Gli animali, i loro composti, sono parte integrante della cura del corpo e dello spirito; come lo sono le erbe e i minerali. Gli animali, oltre ad essere cibo per gli umani e cavie da laboratorio, sono da millenni, in Cina principalmente, parte integrante dei farmaci, anche senza nessuna certificazione scientifica sul loro potere curativo. Bile di orso tibetano, le squame del pangolino, le ghiandole del mosco, le corna della saiga tatarica, denti e fegato e cistifellea delle tigri e dei leopardi indiani e birmani. Sono solo alcuni dei principali animali uccisi e scomposti per la MTC – poi ci sarebbero rinoceronti, elefanti, scimmie. E sono tutti in via d’estinzione. Importata di contrabbando da paesi confinanti, perché protetta, questa fauna selvatica illegale, si stima, genera un fatturato di diciannove miliardi di dollari all’anno. Troppi soldi – è sempre una questione di soldi. Le tartarughe da corazza molle arrivano dalla Malesia e dal Vietnam e vengono spediti in Cina per scopi cerimoniali: le teste sono mangiate per alleviare le doglie e il sangue, come dicevamo all’inizio, per dare energia e tonificare il corpo. Il loro sangue viene venduto tranquillamente nei Wal-Mart cinesi. Questo vale anche per le squame del pangolino. Le loro scaglie vengono utilizzate nella medicina cinese allo scopo di favorire la circolazione sanguigna (soprattutto durante le mestruazioni e l’allattamento), per lottare contro la ritenzione idrica e quale trattamento contro l’artrosi. Inoltre, il pangolino, è un alimento pregiato. I feti, in particolare, sono considerati una prelibatezza inequivocabile. Non c’è da stupirsi se ogni anno, in Vietnam e nel Sabah, ne vengono catturati e rivenduti oltre settanta mila (dati Traffic, 2011). La storia dell’orso tibetano è davvero macabra. Una volta veniva ucciso nel suo habitat naturale, ma oggi, per via della drastica diminuzione degli esemplari liberi, viene allevato in campi intesivi dentro gabbie contenitive (quindi grandi esattamente quanto l’orso) per tutto l’arco della sua esistenza (un orso tibetano ha una vita media che va dai diciotto ai vent’anni). Gli orsi tibetani subiscono quotidianamente prelievi di bile attraverso cateteri di metallo inseriti nella cistifellea. Senza nessuna norma igienica. Inoltre, le strette gabbie portano alla paralisi l’animale che spesso impazzisce arrivando a compiere pratiche autolesionistiche che possono condurlo alla morte. Ed è per questo che gli allevatori, prima di torturarli, gli estirpano denti e unghie (un po’ come avviene per il pollame nella grande distribuzione) . Non ci troviamo in una grottesca favola nera. La crudeltà spontanea e monetaria riversata verso questi animali è pari a quella che noi offriamo a tutta la natura che ci circonda, sia esso albero, pesce o rapace indefinito nel cielo terso e blu. Non è da meno la nostra violenza verso un nostro simile. La MTC ci spiega che le relazioni tra ingredienti e cura del malato funzionano nella loro contrapposizione: il caldo combatte il freddo e, viceversa, il freddo neutralizza il caldo. Lo Yin e lo Yang. Forte e delicato. Ma c’è un equilibrio possibile: la Natura Neutra (Ping), che sta tra quella Fredda (lo Yin) e quella calda (lo Yang), non è solo un passaggio, ma un modo per regolamentare i due eccessi, stemperare le due costanze alterne. I rimedi con Natura Neutra ottengono: armonizzazione, fortificazione e regolarizzazione. È il Sapore Dolce (GAN) che corrisponde al Movimento Terra e alla Milza. Per quanto sia disonesta la sua pratica, la MTC ci spiega che il corpo ha un valore quantificabile – e collegato – al mondo che lo sostiene. Ogni nostra reazione è una carezza o una frustata al luogo che ci circonda. La terra non è immune alla nostra frenesia – di potere, di denaro, di cemento, di avorio, di bitume e altri eccessi materiali. Lo stiamo sempre di più comprendendo con il caos ambientale degli ultimi anni. La smisurata passione verso il carbone e il petrolio, con conseguente aumento di fabbriche, auto, navi e aerei, hanno portato ad un crescendo di CO2 (ppmv) nell’aria, ad un livello mai misurato, senza più ritorno. Se nell’era pre-industriale (Ottocento) la concentrazione di CO2 non aveva mai superato la soglia dei trecento ppmv (parti per milioni), negl’ultimi duecento anni questa soglia è stata superata arrivando a quota quattrocento ppmv/anno. Per oltre ottocentomila anni, le particelle di particolato (metalli derivati, in quel periodo, unicamente da eruzioni vulcaniche e altri fattori ambientali) non avevano mai oltrepassato quota trecento. La soglia di quattrocento ppmv si è rivelata nel 2014, quando la nostra temperatura atmosferica è salita a +0.9 gradi, ad un passo dall’1 e poi al +2, il punto di frattura totale. Come afferma l’IPCC (il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), continuando a seminare inquinamento, questa soglia verrà oltrepassata prima del 2050, con conseguenze distruttrici e non preventivabili. Il mare e le foreste sono il nostro unico meccanismo naturale contro l’inquinamento da noi quotidianamente generato. La temperatura della terra dipende dall’equilibrio dell’energia in entrata e in uscita dal sistema del pianeta. Quando la luce solare raggiunge la superficie terrestre, in parte viene riflessa e torna nello spazio, mentre un’altra parte viene assorbita dalla Terra. Quando viene assorbita, questa energia viene rilasciata sotto forma di calore. I gas serra, sono immuni alla radiazione solare, ma trattengono il calore solare espulso dalla terra, impedendone così il cedimento verso lo spazio. Così sale la temperatura globale. Diveltando terreni e foreste per impiantare campi di soia (come in Amazzonia) o per sterminati campi di bitume e petrolio (Canada e Australia), con i loro forni e torri crematori, non si fa altro che imbrigliare il processo normale di rilascio che ha consentito lo sviluppo della vita sulla Terra. Tornando in Estremo Oriente, un esempio lo troviamo nella foresta a maggior rischio d’estinzione: quella Indo-Burma (che comprende India, Nepal, Bhutan, Birmania e parte della Cina, della Malesia, del Laos, della Cambogia, della Thailandia e del Vietnam). Di questa foresta resta solo il cinque per cento della vegetazione originale (primordiale). Per via del disboscamento per miniere (giada, zinco, tungsteno, carbone), legno (il Global Witness stima che ogni sette minuti, in Birmania, vengano contrabbandate quindici tonnellate di tronchi) e urbanizzazione (città, autostrade e fabbriche), la quasi totalità di questa importante fonte di riciclo d’aria e custode di un’importante fauna, quella descritta inizialmente oltre a varie specie ancora da scoprire (come è avvenuto nel 2013 a degli operatori inviati dalla BBC che hanno portato alle luce sei grandi specie di mammiferi mai visti prima, come la saola o la muntjiac grandi corna), sono minacciate e quasi prosciugate dal progresso umano. Questa nostra evoluzione verso l’eccessiva comodità e il continuo scambio di beni materiali, sta velocemente destabilizzando e distruggendo luoghi che sono arie di biodiversità chiave (cioè da proteggere per la loro unicità) e utili per la nostra sopravvivenza. La mancanza di questi hotspot biologici, sia per disboscamento o desertificazione, oltre ad annullare la fauna e la flora locale, spingono le persone che ci vivevano verso le metropoli, portando ad insoddisfazioni e richieste di aiuto che spesso non riusciranno ad essere accolte – per via della rapidità degli eventi, dei costi eccessivi e delle politiche non concentrate verso il sociale – partorendo guerre interne e grosse crisi economiche. Esattamente come è avvenuto in Siria. Nella foresta Indo-Burma le piante endemiche sono oltre la metà (su 13.500 specie di piante vascolari, 7 mila sono in via d’estinzione). Gli uccelli, i mammiferi, i rettili hanno lo stresso problema. Anche se esistono piccole aree protette, si stima che ogni anno dieci milioni di tartarughe vengano esportati verso la Cina e che l’inquinamento acquifero stia estinguendo oltre 560 specie di pesce d’acqua dolce. La foresta originale è stata quasi totalmente cancellata per far spazio a piantagioni di gomma, olio di palma, canne da zucchero. Ogni anno grossi incendi si avviluppano sul territorio per bonificare i campi (definiti taglia e brucia), rilasciando nell’aria e nei polmoni miasmi nocivi che durano anni e portano alla morte (come è successo in Indonesia nel settembre di questo 2015). In suddette dimensioni è difficile raggiungere la Natura Neutra. Tutto è eccesso, tra Sapori Acidi e Sapori Piccanti. Quest’ultimo è legato al Movimento del Metallo ed al Polmone. La sua caratteristica energetica è quella di raccogliere, rallentare, condensare. E infine, senza stabilità: implodere, dentro di sé, nel silenzio dei mutamenti. Il grande evento avvenuto a Parigi, la COP21, ha sancito nuove regolamenti senza regolamentazioni. La cosa più sensazionale è stato il riconoscimento e la firma di tutti gli Stati partecipanti nei confronti della lotta al cambiamento climatico. Si sono imposti di non superare la soglia del +1,5 gradi, di stanziare soldi verso i paesi più a rischio, controlli ogni cinque anni sulle emissioni nocive da parte di ogni Stato e altri fondi per diffondere in tutto il mondo le tecnologie verdi e de-carbonizzanti. Queste sono le intenzioni, le proposte propositive che si tenterà di raggiungere dal 2020 in poi. E prima? Cosa si fa? Si aspetta il picco delle emissioni per poi farle scendere drasticamente entro il 2050. Una cosa paradossale: l’inquinamento che è stato prodotto, e che verrà generato nei prossimi anni, avrà conseguenze perenni perché, nel frattempo, alcuni habitat sono e saranno scomparsi. Inoltre il mare ci metterà millenni prima di ripulirsi e lanciare nell’atmosfera tutte le sostanze nocive finora assorbite. L’esempio ultimo è il fango tossico che ha devastato parte dell’Amazzonia, dopo che due dighe hanno ceduto, rilasciando liquame ferroso, distruggendo alberi e villaggi, fino al suo arrivo in mare. Ci vorranno almeno cent’anni prima che la terra torni a riprendersi da quell’apocalisse. Questi non sono eventi causali. La colpa deriva solo dall’uomo. E qui sta una delle grandi pecche della COP21: non aver costituito una forza scientifica e giuridica, esterna a fazioni politiche o lobbistiche, che controlli lo stato d’emissioni di ogni Nazione, con potere decisionale e punitivo. Oltre a dover bloccare subito dopo l’accordo ogni tipo di emissione dannosa per la salute, creare una forza monitorante doveva essere una necessità spontanea e obbligatoria per evitare truffe e raggiri; un po’ come è successo per il caso Volkswagen. Invece, l’accordo prevede che ogni stato controllerà da sé le proprie emissioni. Non è una cosa intelligente. Come fidarsi? Chi controllerà, se finora non è stato fatto, nelle regioni più estreme della Birmania, se qualcuno brucerà altri arbusti per scavare delle miniere di giada o, in Brasile, delle fosse per cercare l’oro? Chi misurerà la verità di dati non verificabili quotidianamente? Avverranno degli scontri? Ci saranno delle ritorsioni? Aspetteremo con indifferenza i cataclismi? Un altro grande evento per quantificare i danni? E il popolo? Sta bene? Cosa sta facendo per addomesticare i propri politici e indirizzarli verso la giusta direzione? Stiamo veramente realizzando la famosa sesta estinzione? Negl’ultimi dieci anni, l’Artico ha perso il 75 percento della sua superficie. Le estati divengono più lunghe. In Iran, a luglio di questo 2015, si è arrivati a giorni con 73 gradi centigradi. Questo è stato l’anno più caldo degl’ultimi 156 anni, da quando sono iniziate le misurazioni (WMO). Più passa il tempo rimpinzandoci di buoni propositi senza mai attuarli (Copenaghen, Doha, Varsavia, Lima), più si rischia di pagare ingenti somme sia di vite che di denaro. Non è una cosa intelligente. Xuanyuan Gonshun, detto Imperatore Giallo, fu il fondatore della medicina tradizionale cinese e fu anche colui che concepì e realizzò l’unificazione della Cina sotto un grande impero. La MTC è intrisa di filosofia taoista e pone l’attenzione tra spirito e corpo, tra individuo e cosmo. Questa è la sua forza. Ma tutta questa sicumera e radicalità – quasi religiosa – verso questa cultura (anche in Occidente), non sembra aver messo in simbiosi l’uomo, il suo destino, con il mondo e la sua salvaguardia. I rimedi avvengono per la rigidità dei loro rituali (il giusto peso delle erbe, la giusta dose d’acqua, la sua conservazione). Sbagliare un passo, una dose, può essere letale. Così va anche con il mondo. Non tenerne cura, anche nelle sue micro funzioni, significa vederlo rimpicciolire, diventare nebbia e, un domani, dipanarsi nel vuoto. Lo sapete che entro il 2024 potrebbero esser necessari, nel sudest asiatico, fino a otto milioni di ettari di nuove piantagioni di gomma per soddisfare la crescente domanda globale di pneumatici? La Natura ha un equilibrio a sé stante (cioè non condivide con gli esseri umani le sue dinamiche; non ha empatia). La Natura compie un suo ciclo. Ne sono avvenuti molti e quest’ultimo, che si sta materializzando, lo sta pilotando l’uomo. L’essere umano accompagna alla morte la sua specie con le sue azioni discriminatorie. La terra sarà splendida come sempre. Brillerà ancora nell’universo interstellare. Chi un giorno la colonizzerà di nuovo, forse, farà più attenzione alla sua meraviglia. Si innamorerà dei suoi frutti e degli animali che la conservano. Guarderà il sole e si chiederà perché offre luce e calore senza chiedere niente in cambio. E da allora venererà il sole per quel che offre, la luce. Poi il vento, per la brezza sui capelli vividi della donna amata. Poi la luna, per la poesia dei più disperati. Poi l’elefante, per la sua grandezza e misericordia verso l’amico ferito. Poi il mare, per la voglia di scoperta e di ciclicità. E infine l’uomo, per l’amore che sa condividere, le parole che sa scambiare, per le noci che sa rompere e raccogliere, salterà da un albero all’altro, guardando la terra e il mare e l’elefante come una divinità da rispettare e non calpestare.

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