PELLE E GIRAFFA. Paul Muldoon – quattro poesie tradotte

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PELLE E GIRAFFA. Paul Muldoon – quattro poesie tradotte

UNA STORIA STRANA

Un giorno successe una cosa strana: cercavo, tra le librerie di casa mia, il libro Poesie di Paul Muldoon, a cura di Luca Guerneri ed edito nel 2008 da Mondadori. Bisogna dire che io non tengo i libri in nessun ordine se non quello mentale: una volta trovato, lo presi e lo aprì. Quella mattina mio padre mi aveva chiamato al telefono dicendomi aveva trovato un riccio per la strada e lo aveva portato a casa; proprio come faceva quando ero piccolo. Quindi mi era venuta voglia di leggere una poesia sui ricci e sapevo che Muldoon ne aveva scritta una. Poesia intitolata, giustamente, Hedgehog (riccio in inglese). Così andai a scovarla tra le pagine. Niente. Non la trovavo. E il motivo era semplice: mancavano un centinaio di pagine. E tra quelle pagine mancanti c’era proprio quella poesia. Ma perché mancavano quelle pagine? Quel libro lo avevo letto diverse volte, lo avevo sezionato, sottolineato, studiato. Per diverso tempo lo portavo sempre con me. Possibile che qualcuno lo abbia visto e, innamorato della poesia del riccio, abbia, con urgenza di non esser scoperto, strappato quelle pagine? O forse qualcuno era entrato in casa mia e, per odio verso di me e la poesia di Muldoon, aveva strappato quei fogli dal libro? E se avesse staccato anche altre pagine da altri libri? Così cominciai a sfogliare i suoi simili vicini. E dopo aver constatato che stavano bene, e dopo aver eliminato dalla mia mente il panico e i piani cospirativi verso la mia persona, corsi al computer per cercare una nuova edizione del libro. Sapevo benissimo che ormai era un titolo fuori catalogo – perché molti libri di poesia schifosa sono ancora in giro, mentre quelli utili stanno morti nei ricordi dei pochi che li hanno conosciuti? Comunque, dopo una vasta ricerca, riuscì a trovarne una copia usata in una libreria di Roma. Chiamai, mi assicurarono la sua presenza, ordinai e dopo una settimana arrivò. E vivemmo nuovamente tutti felici e contenti.

TRADIZIONE COME INNOVAZIONE

Leggere Paul Muldoon è un viaggio misto tra tradizione lirica e un linguaggio popolare e semplice. Il sonetto è la tradizione. Scatole di versi che si sovrappongono ad altri (non parliamo sempre del sonetto classico da quattordici versi) con una metrica strutturata da rime e semirime e un procedimento di scrittura per associazioni mentali e visivi. Il sonetto rivive in nuova forma quando incontra il linguaggio. Slam, anagrammi, dialoghi colloquiali. Nessun tipo di ridondanza o solennità. Sono viaggi. Sono storie che raccontano la realtà in forma obliqua, prendendo altri punti di vista, con metamorfosi testuali e metafore brevi, del quotidiano e utilizzate spesso con ironia. L’ironia è un altro punto centrale della poetica di Muldoon. Mai usata come espressione dispregiativa, l’ironia è la figura sulla quale far crescere i rami della storia che si vuole raccontare. Un sorriso amaro, quasi una lezione e un incentivo a ripartire, senza prendersela troppo dopotutto. Questa ironia lavora con la sovrapposizione di immagini e significato delle parole; spesso basta una sillaba per rivoluzionare – e condurre ad altro – l’intera struttura mentale e visiva fino a quel momento descritta.

LE POESIE

Facciamo qualche esempio con le poesie. Pelt è un sonetto di tre scatole con sei versi ciascuna e una metrica varia; tranne per i due versi finali in rima baciata. La poesia parla di un lutto e di una rinascita personale, forse qualcosa di relativo al padre e al trasferimento del poeta in America. Lo sviluppo testuale ruota intorno alla ripetizione, quasi ritornelli, di alcune parole (constante nella poetica di Muldoon) e nell’associazione sonora e visiva di alcuni termini che spingono il lettore, serratamente, verso la conclusione, morbida, della poesia. Pioggia – tonfo – frastuono / tettuccio – coperchio – pelle / vedere – sentire – provare: sono tutti vocaboli che si dispongono in fila, costruendo e rendendo universale quella situazione. Chi dopo un funerale non ha pensato a rendere, per quel che sì può, migliore la propria vita? Questo percorso d’associazioni linguistiche e di ritmo lo osserviamo ancora meglio nella poesia Recalculating. È un sonetto classico di quattordici versi, ma diviso in tre capitoli, con metrica varia e semirime. Ha un linguaggio matematico, “questo sta a questo come” eccetera. L’ultima parola è anche l’attacco del verso successivo. È un modo rapido di descrivere, in modo ironico, il nostro mondo e le sue incoerenze. Qui l’ironia diventa impegno e coscienza. Diversamente dalla poesia A Giraffe, dove l’assurdità viene utilizzata per dirci che siamo tutti ancorati ai nostri limiti. Sonetto di due scatole da sette versi, qui parliamo di un’ironia quasi macabra e sconveniente. Per quanto sia simpatico immaginare una giraffa con i lorgnette e i guanti, leggiamo di una sconfitta, sicuramente non la prima, che riporta la vita verso la sua umiltà, le sue origini, verso la morte. Infine c’è la spettacolare Milkweed and Monarch. Sonetto da otto scatole di tre versi ciascuno, in rima incatenata (ABA ABA) e divisa in tre sezioni. La poesia spiega perfettamente la poetica dell’autore. Al suo interno troviamo ripetizioni serrate, ironia grottesca, associazioni d’immagini e significato. Anche in questo contesto sembra di viaggiare con gli occhi, di immedesimarsi in quell’uomo confuso e addolorato, innamorato e sconfitto dalla solitudine. Il gioco delle parole “padre e madre” e “distinguere uno dall’altra” sono la corteccia dalla quale prende sviluppo la poesia. Inoltre sono l’inizio e la fine di tutta la musicalità del testo.

CONCLUSIONE DELLA STORIA

Da oltre dieci anni leggo e studio Paul Muldoon (poeta irlandese, classe 1951, vincitore del Pulitzer Prize of Poetry). Il libro “Poesie” insieme ad un’altra raccolta pubblicata da Guanda, sono gli unici usciti in Italia. Per questo ci tenevo tanto. Anche se mi è dispiaciuto per la mia prima copia andata umiliata e distrutta da qualche killer dei libri di poesia di Paul Muldoon – ma davvero possono fare questo senza rimorso? Il libro usato che mi è arrivato è stato letto. Lo si comprende dalle X o dai brevi commenti o dai punti interrogativi che ogni tanto puntellano qualche poesia. Non penso gli sia piaciuto. È soggettivo. Magari glielo aveva regalato la sua ragazza, ma a lui non fotteva niente della poesia e quindi dopo averlo letto e schifato, l’ha subito portato a vendere in una libreria di Roma. Possibile. Meglio per me.

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.PELLE.

Ora tamburella pioggia
sul tettuccio della mia auto
come acqua santa
sul coperchio della bara,
acqua santa e fango
atterraggio con tonfo

mentre sebbene io lo ascoltavo
il frastuono
questo veniva sommerso da un tombale
silenzio… Loro lo ammucchiarono
per tutto il giorno
finché io non mi abbandonai

ad una contentezza
che non provavo da anni,
da quando quell’inverno
ho indossato il mondo
sulla mia pelle,
involucro di pelliccia.

(Audio della poesia)

 

.PELT.

Now rain rattled
the roof of my car
like holy water
on a coffin lid,
holy water and mud
landing with a thud

though as I listened
the uproar
faded to the stoniest
of silences… They piled
it on all day
till I give way

to a contentment
I’d not felt in years,
not since that winter
I’d worn the world
Against my skin,
worn it fur side in.

da “One Thousand Things Worth Knowing” (Faber&Faber, 2015) – pag. 13

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.RICALCOLO.

1
L’artrite sta alla psoriasi come il Portogallo sta al Brasile.
Il Brasile sta al legno come la mazza ferrata sta alla guerra.
La guerra sta al benessere come il merito sta alla valutazione.
La valutazione sta al destino come l’urna sta alla spiga.

La spiga sta alla cavalletta come la Cina sta al DDT.
Il tè sta alla foglia come il giornalista sta alla fonte.
La fonte sta alla folla come l’Irlanda sta al debito.
Il debito sta all’onore come l’artrite sta alla psoriasi.

2
Attesa. L’artrite non sta alla psoriasi come il Brasile sta al Portogallo?
Il Portogallo sta al Fado1 come Boaz sta a Ruth2.
Ruth sta al granoturco come l’onda sta al granello.

3
Il granello sta alla spiaggia come il ciottolo sta al patrimonio immobiliare.
Il patrimonio immobiliare sta alla realtà come il cielo sta alla terra.
La terra sta a tutto ciò che sappiamo come il fatto compiuto sta alla polvere.

(Audio della poesia)

 
.RICALCULING.

1
Arthritis is to psoriasis sas Portugal is to Brazil.
Brazil is to wood as war club is to war.
War is to wealth as performance is to appraisal.
Appraisal is to destiny as urn is to ear.

Ear is to grasshopper as China is to DDT.
Tea is to leaf as journalist is to source.
Source is to leak as Ireland is to debt.
Debt is to honor as ahrthitis is to psoriasis.

2
Wait. Isn’t ahrthitis to psoriasi sas Brazil is to Portugal?
Portugal is to Fado as Boaz is to Ruth.
Ruth is to cornfield as wave is to particle.

3
Particle is to beach as pebble is to real estate.
Realty is to reality as sky is to earth.
Earth is to all ye known as done is to dusted.

NOTE

1 Musica popolare portoghese

2 Il libro di Rut (o Ruth) è un testo contenuto nella Torah e nella bibbia cristiana. Questo testo narra della vita di Rut, antenata di Re Davide e, nella bibbia cristiana, antenata di Gesù Cristo. Ambientata in Giudea, Rut sposa un ebreo emigrato nel suo Paese ma, poco tempo dopo, ne rimane vedova. A sua volta parte per la terra di Israele, dove incontra un parente del marito, Bòaz, che inaspettatamente è disposto a sposarla. L’esegesi del testo concentra la sua attenzione sulla vita di coppia e matrimoniale, dove una non può vivere senza l’altro. Verrà chiamata Bòaz, riferito sempre al marito di Rut, la colonna sinistra del Tempio di Re Salomone – Yachin la destra. Queste colonne segnano il confine iniziatico fra la terra e l’oltretomba. Inoltre sono simboli utilizzati nell’architettura dei templi della loggia massonica.

da “One Thousand Things Worth Knowing” (Faber&Faber, 2015) – pag. 45

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.UNA GIRAFFA.

Sebbene i suoi lorgnette1
e i guanti da sera
suggeriscano che lei è fatta per il ruolo
di appassionata d’opera
cantando seguendo la partitura,
la sua bocca non si sincronizza
con la sua stessa registrazione.

Una giraffa dimentica
le sue battute tornando a bere
ancora un po’
quella brodaglia gorgogliante
dalla prosciugata pozza fangosa
dove già staglia riflessa
la parte alta del suo corpo.

(Audio della poesia)

 

.A GIRAFFE.

Though her lorgnette
and evening gloves
suggest she’s made for the role
of an opera buff
singing along with the score,
here mouth’s out of sync
with her own overdub.

A giraffe that flubbed
her lines coming back to drink
just a little more
of the bubbly stuff
from the dried-out mud hole
in wich a reflection of
her upper body’s already set.

NOTA
1 Occhialini da una o due lenti con lunga stanghetta.

da “One Thousand Things Worth Knowing” (Faber&Faber, 2015) – pag. 65

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.ASCLEPIADE E FARFALLA MONARCA.
 
Nel momento in cui s’inginocchiava sulla tomba di sua madre e suo padre
il sapore di aneto, di dragoncello –
riuscendo a malapena a distinguere uno dall’altro –

riempì la sua bocca. Si sentiva soffocare.
Perché avrebbe dovuto esser affranto
dal dolore, non per sua madre e suo padre,

ma per una donna che scivola via da una pelliccia di lontra marina
a Portland, Maine, o, sì, Portland, Oregon –
riuscendo a malapena a distinguere una dall’altra –

e perché avrebbe dovuto assaporare adesso
il gusto di lei, lei piccolo cetriolo sott’aceto,
nel momento in cui s’inginocchiava sulla tomba di sua madre e suo padre?

*

Lui si guardò intorno. Ricordò le sue chiacchiere
su come sia la terra che il cielo potessero scurirsi –
“Tu a malapena distingui una dall’altro” –

mentre le farfalle Monarca passavano
nella loro brama di Asclepiade: “Il battito d’ali, suppongo,
può innescare la madre e il padre

di tutte le tempeste, colpendo le tue scogliere irlandesi di Moher
con la forza d’un uragano.”
E ancora: “Asclepiade e Monarca si ‘concepiscono’ l’un l’altra.”

*

Lui si guardò intorno. Cerfoglio dei prati in samovar.
Lui aveva scambiato il nome di sua madre, “Regan” per “Anger”
nel momento in cui s’inginocchiava sulla tomba di sua madre e suo padre
riuscendo a malapena a distinguere una dall’altra.

(Audio della poesia)

 

.MILKWEED AND MONARCH.

As he knelt by the grave of his mother and father
the taste of dill, or tarragon-
he could barely tell one from the other-

filled his mouth. It seemed as if he might smother.
Why should he be stricken
with grief, not for his mother and father,

but a woman slinking from the fur of a sea-otter
In Portland, Maine, or, yes, Portland, Oregon-
he could barely tell one from the other-

and why should he now savour
the tang of her, her little pickled gherkin,
as he knelt by the grave of his mother and father?

*

He looked about. He remembered her palaver
on how both earth and sky would darken-
‘You could barely tell one from the other’-

while the Monarch butterflies passed over
in their milkweed-hunger: ‘A wing-beat, some reckon,
may trigger off the mother and father

of all storms, striking your Irish Cliffs of Moher
with the force of a hurricane.’
Then: ‘Milkweed and Monarch ‘invented’ each other.’

*

He looked about. Cow’s-parsley in a samovar.
He’d mistaken his mother’s name, ‘Regan, ‘ for Anger’;
as he knelt by the grave of his mother and father
he could barely tell one from the other.

da “Madoc: A mystery” (Faber&Faber, 1990)

 

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