.LA FAMIGLIA MIA.

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.LA FAMIGLIA MIA.


 […] E io adesso la scaravento al firmamento
la mia disobbedienza: questo paese è
 merda.



Migranti e turisti (Alessandra Giovannoni)

(Migranti e Turisti di Alessandra Giovannoni)

 

I
Io non so se hai mai tenuto una bambola in mano
né se hai mai provato ad educare la rugiada
isola sulle tue ciglia – che ti stupisce,
che seziona le tue guance tremolanti;
ti conclude alla terra degl’orchi,
agl’insetti carnivori che controllano la ferrovia.

Forse avresti dovuto, pur se la tua lingua è
gocce di pioggia sterile: io non so se tu hai
mai provato a parlare con gl’insetti.
Magari avresti fermato il mondo.
Sciogliendoti dalle mani d’una madre nostalgica,
magari cadendo chissà dove,
(in un groviglio d’alghe malefiche;
in un letto di manganelli bellissimi)
magari avresti fermato il mondo dicendogli:
<<Questo è un altro treno non mio. E di un
bambino più grande, quello che ha tutto qui.
Piange se gli tocchi i treni.
Devo restare immobile.
Non voglio più sentire nessuno piangere.
Tu sai dirmi come si fa a smettere di piangere?>>

Compianto al Cristo morto

(Compianto al Cristo Morto di Francesco De Grandi)

II
Mio padre ha generato l’immortalità dai
suoi amplessi volgari. Viveva in un’arancia
sgraziata, priva di odore e discendenza.
Il mare batteva indomabile sull’innocenza
dei corpi sputati. Lui li raccoglieva per
fare una ghirlanda di morti. Ora tutti fanno
ghirlande di morti. Mio padre è diventato
un imprenditore di ghirlande di morti.

Mia madre è una parola muta. Esplosa viva da
un organo spento, nel cruscotto gravido di un
camion crudele. Lei divora sale e pentimento.
Incendia il sangue disposto in ordine alla
frontiera. Dove c’è l’ignoto, lei è
complice del destino. Mia madre è
una parola di resurrezione senza bocca.

Mio fratello si gode la vacuità dei suoi limiti.
È il suo impero. Calpesta acini d’uva e fragili
pomodori-bambini per foderare la sua terra
inviolabile, unicentrica. Lui uccide la
transumanza ferita, la lingua incorporea,
le rimembranze del luogo. Mio fratello è colui
che ha scoccato l’orrore, e si è compiaciuto.
Mia sorella – che non ho mai avuto – ha scritto la
sua legenda nel ventre di ogni sensibilità.
È l’aborto incompreso, i lividi gelosi, l’angolo
d’una strada ubriaca. Lei vive nell’ossessione
d’esser grassa o stuprata. Mia sorella – che
non ho mai avuto – succhia sborra dai generali
per rendere orfana la storia.

Questa,
la mia famiglia.

The Orders of the Night 1996 di Anselm Kiefer

(The Orders of the Night di Anselm Kiefer)

III
E io adesso la scaravento al firmamento
la mia disobbedienza: questo paese è
merda.

E, nudo, confesso:
sono io il costruttore,
mia l’arma che sentenzia,
la carità capitalistica.

Questa casa mia così limpida come
la rugiada sulle tue ciglia, come
le punte oniriche del ferro spinato:
non è mia più.

Io scendo da questo pezzo di legno immane,
io non ho più figli
e siedo solo nella mia casa
e invoco invano: <<Tu dove sei?>>

C’è solo la tua rugiada
che inonda le mie mani,
che scivolano,
che non si ricongiungono più.

Avresti dovuto parlare con gl’insetti,
fermare questo mondo accerchiato
da uomini che fabbricano
croci d’oro da dimostrare sul petto
e imbarcazioni che affogano
e cuori al silicone –

e <<Tu dove sei?>>

Io non ho risposte,
dirti come smettere di piangere.
Io voglio morire.
Andarmene,
disarmato come sono arrivato.

M’incammino,
m’irrigidisco vicino agl’altri, composti,
incinti del nostro reato, composti,
davanti alle onde,
sull’innocenza dei corpi sputati.

Li guardiamo, li guardiamo sempre,
ancora
(sciogliendoti dalle braccia d’una madre nostalgica)
e ancora
(un mucchio enorme fin dentro il cielo)
guardandoli, guardandoli sempre
(ognuno la sua foto in tasca, per l’album del pianto
o speranza
o difendi la tua Nazione)
ancora

io non so se mai hai tenuto una bambola in mano.

Migranti (Stefano Bosis)

(Migranti di Stefano Bosis)

Di seguito puoi scaricare il PDF/artbook della poesia La famiglia mia e del racconto Ci sono bestie al confine.

Download (PDF, 1.89MB)

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Foto di Andrea Semplici